Una lampada, una sfera e un bassotto

“L’ho chiamata Dalù, il nome di un mio cane bassotto che non c’era più”, così Vico Magistretti parla di una delle sue lampade più famose, frutto della felice collaborazione dell’architetto milanese con Artemide.
Dalù è un’icona che nasce da un’idea semplice: una sfera tagliata in diagonale che si separa in due semisfere.

Vico Magistretti, nome sicuramente noto ai nostri lettori, è una delle figure centrali del design italiano già a partire dagli anni cinquanta. Uno dei suoi progetti più noti e di successo è certamente la lampada “Eclisse”, che conquista, nel 1969, il prestigioso premio “Compasso d’oro”, premio che l’architetto vincerà nuovamente per la lampada “Atollo” e per la poltrona “Maralunga”.
Il lavoro di Magistretti ha contribuito in maniera determinante a plasmare il codice estetico del dopoguerra italiano, in cui gli oggetti di uso quotidiano sono dominati da un’estetica minimale e funzionale.

Dalù è forse uno degli esempi più calzanti di minimal funzionale. Realizzata a mano e stampata in un pezzo unico, con i suoi 26 centimetri di policarbonato dona una luce diretta, ma non abbagliante. Questa lampada è carica dell’indiscutibile e iconico fascino dei prodotti degli anni d’oro del design italiano.

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Grazie a Federico Urietti (fredi_uri) per il contributo al blog con questo articolo. 😉